Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:09:06

Si scatena la furia islamica contro l’Occidente


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È esplosa la rabbia nel mondo islamico: a migliaia sono scesi in piazza ad oggi i focolai di rivolta vanno dall’Africa al Sud-est asiatico. L’obbiettivo: mettere a ferro e fuoco le ambasciate Usa ed europee; in Sudan sono state attaccate le sedi dell’ambasciata tedesca e britannica. Ad inaugurare questa triste serie di violenze è stata la morte dell’ambasciatore  americano Chris Stevens in Libia, attacchi pianificati, sincronizzati, la furia islamica si è scatenata contro l’Occidente.

La causa di tante violenze: il film anti islamico ”L’innocenza dei musulmani”, realizzato dallo statunitense Sam Bacile, per tutto il mondo musulmano è apparso come un affronto a Maometto, rappresentato nel film come un donnaiolo e truffatore.

Le proteste sono dislocate in Sudan, dove tra la notte di venerdì e la mattina di sabato già si registrano sette morti, gli attacchi sono violentissimi, le forze di sicurezza intervengono per impedire saccheggi e vandalismi, cercano di fermare gli assalti con ampio uso di gas lacrimogeni e idranti, si spara anche ad altezza d’uomo. L’ambasciata tedesca è stata temporaneamente invasa da alcune decine di dimostranti che hanno strappato via la bandiera tedesca; il resto dei migliaia di manifestanti è stato bloccato all’esterno e si è poi scagliato verso la sede diplomatica statunitense. Diecimila uomini hanno attaccato la sede britannica, che fortunatamente è riuscita a difendersi, bloccando a distanza i fondamentalisti che agitavano i vessilli neri dell’integralismo e bruciavano – al grido di “Allah Akhbar” – le bandiere americane e israeliane.

In Tunisia si registrano altre due vittime, una folla inferocita è riuscita a scavalcare la cinta muraria dell’ambasciata Usa, nonostante le forze di sicurezza sparassero anche ad altezza d’uomo. I rivoltosi sono stati respinti solo dopo alcune ore lasciando sul terreno decine di feriti. Nel frattempo è sotto assedio anche la scuola americana di Tunisi. Si teme il peggio. Alcuni giornalisti che stavano seguendo i disordini davanti all’ambasciata sono stati picchiati e rapinati da alcuni dimostranti. Sono stati circondati, presi a calci e pugni e poi depredati di apparecchi fotografici e telecamere. Mocef Marzouki, in un discorso televisivo, ha condannatoe la violenza che ha colpito l’ambasciata degli Stati Uniti, che ha definito un “Paese amico”. Dopo avere detto che si sarebbe potuto anche comprendere la rabbia dei manifestanti, Marzouki ha stigmatizzato gli “atti di distruzione”, come quello di appiccare le fiamme all’ambasciata di un Paese amico della Tunisia. Marzouki ha anche reso noto di avere parlato con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, al quale ha detto che i tunisini non intendono accusare gli Stati Uniti per un film offensivo nei confronti dell’islam.

al Cairo in Egitto la situazione è complicata: nonostante i Fratelli Musulmani si siano astenuti dallo scendere in pizza, centinaia di persone si sono scontrate con la polizia che circondava l’ambasciata Usa. Presso la moschea del Cairo è stato poi ritrovato il cadavere di un ragazzo.

Non finisce qui il numero dei paesi in rivolta, sono davvero tanti: Iran, dove a migliaia si sono radunati a Teheran al grido di “Morte all’America” e “Morte a Israele”; in Iraq altre migliaia di musulmani hanno sfilato a Bassora scandendo ‘Non c’è libertà quando si offendono un miliardo di musulmani; in Marocco, Mauritania, Kenya e Nigeria (ma qui le forze di sicurezza hanno mantenuto con decisione il controllo ). Si arriva fino all’Algeria, dove il governo ha tagliato alla radice il problema, vietando e impedendo qualunque tipo di assembramento. In Asia in Bangladesh dove hanno manifestato a migliaia nella piazza della Decca: anche qui bandiere americane e israeliane bruciate oltre a slogan rabbiosi contro “gli insulti al nostro grande profeta”. Come in numerose città del Pakistan, a Giakarta in Indonesia e in India a Madras, dove 86 persone sono state arrestate mentre marciavano verso il consolato Usa, e in Afghanistan.

Dalla Farnesina arriva la comunicazione che saranno impiegate tutte le energie per assistere gli italiani che si trovano nelle città sotto assedio. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che precisa anche che l’indignazione degli islamici per il film rappresenta ”una presa di posizione comprensibile”, condanna il video e precisa ” il nostro governo è contro tutte le fobie, da quella verso gli islamici a quella contro i cristiani fino all’antisemitismo”.

 



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