Giovedi, 23 febbraio 2017 - ORE:06:19

Oltre il Proibizionismo


Nel 1998 l’Assemblea generale dell’Onu ha chiesto ai suoi stati membri di impegnarsi a realizzare un mondo libero dalla droga eliminando o riducendo al massimo la produzione di oppio, cocaina e cannabis. È una promessa che piace ai politici, perché placa la paura collettiva su cui fa leva il proibizionismo. È una promessa irresponsabile perché non può essere mantenuta. La lotta alla droga è stata un disastro, dimostrandosi illiberale, criminale e inutile. La grande sperimentazione proibizionistica ebbe luogo negli anni venti del secolo scorso negli Stati Uniti con il divieto di commercio e uso di sostanze alcoliche. Questo schema repressivo ha fatto si che gangster del calibro di Al Capone si arricchissero al punto di rilevare aziende pulite allargando in maniera esponenziale i propri traffici. Oggi il proibizionismo fa si che vengano distrutti i raccolti facendo aumentare di quattro volte il prezzo delle foglie di coca, non osservando che il prezzo è determinato dal costo della distribuzione e non da quello della produzione. Questo tipo di azioni fatte dai governi impegnati nella lotta mondiale alla droga sono estremamente costose e non influiscono sul prezzo della cocaina al consumo. Più di 200 milioni di persone nel mondo usa ancora sostanze illegali. La produzione di oppio e cocaina è la stessa di dieci anni fa, quella di cannabis è aumentata. Gli Stati Uniti spendono 40 miliardi di dollari all’anno per cercare di bloccare l’importazione di droga. Ogni anno sul suolo americano vengono arrestati 1 milione e mezzo di cittadini per reati legati alle sostanze stupefacenti. IN Unione Europea vengono spesi 35 miliardi di euro all’anno per combattere il narcotraffico, solo un euro su quattro è destinato alla prevenzione del consumo, mentre gli altri sono “investiti” nella repressione del crimine Nei primi anni novanta l’amministrazione Bush ha chiuso il canale della droga che dal mar caraibico entrava negli Stati Uniti da Miami. Adesso gli USA importano dal Messico dove esiste una vera e propria guerra per il narcotraffico. Le città di confine registrano una media di 16 morti ammazzati al giorno. Dal 2006 ad oggi solo in Messico sono stati uccisi più di 900 tra agenti di polizia e militari, sono all’ordine del giorno i suicidi tra agenti di polizia. Di fronte all’offensiva delle forze dell’ordine i cartelli del narcotraffico hanno reagito con più inventiva e maggiori risorse. Una delle ultime trovate sono sottomarini capaci di trasportare sotto il pelo dell’acqua 10 tonnellate di cocaina. La guardia costiera degli Stati Uniti ha investito milioni di dollari in rilevatori acquatici ammettendo però che nel 2008 quattro carichi su cinque sono arrivati a destinazione. Arrivati al punto dove siamo ritengo che la soluzione meno dannosa sia quella di legalizzare la droga. Meno dannosa non significa buona, ma diversa dalle politiche fallimentari adottate. È necessario spostare l’attenzione sulla sanità pubblica e sulla riduzione del danno. I trafficanti diminuirebbero notevolmente e la droga invece di essere un problema di ordine pubblico diventerebbe, come è giusto che sia, una questione di salute pubblica. I governi potrebbero regolamentare e tassare la vendita e poi investire nella prevenzione e nelle cure. La legalizzazione potrebbe spingere le imprese che producono queste sostanze a cercare di migliorarle. Esiste una paura che si basa sull’ipotesi che con la legalizzazione il numero di tossicodipendenti aumenterebbe. I cittadini che vivono in paesi molto severi fanno più uso di droga. La rigida Svezia e la liberale Norvegia hanno lo stesso consumo di sostanze stupefacenti. La legalizzazione porterebbe a ridurre l’offerta(lo spaccio) e la domanda (spesso il gusto del brivido, la trasgressione). Enrique Hurtado, un ex giudice ella corte suprema colombiana dice in un’intervista:”i guadagni dei baroni della droga sono più alti del budget della difesa statunitense. Con questo potere finanziario possono corrompere le istituzioni a tutti i livelli e se lo stato resiste possono comprare abbastanza armi da sottometterlo. La fine del proibizionismo non risolverà il problema della droga ma ci salverà da qualcosa di molto peggio” Sicuramente rimetterebbe il problema nelle mani dei medici, che se ne stavano occupando finchè non abbiamo chiamato la polizia.



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