Lunedi, 18 dicembre 2017 - ORE:17:46

Viaggio in Marocco, prima tappa: Marrakech #seconda parte

viaggio in marocco

viaggio in marocco

Smartwatch free

(Nella foto: La moschea e il minareto della Koutoubia)

Nell’articolo precedente del viaggio in Marocco eravamo rimasti davanti alla moschea della Koutoubia. Lo spaesamento frenetico dei primi giorni si è acquietato per lasciare spazio ad una piacevole sensazione di controllo, anche se gli stimoli sono ancora moltissimi.

Se mai vi capiterà di andare a visitare Marrakech, sappiate che vi basteranno anche soli 5 giorni per vederla tutta quanta. Non dico che 5 giorni siano sufficienti per ”capire” il luogo, ma se avete poco tempo allora potete tranquillamente bruciare tutte le tappe importanti.

koutoubia

La moschea della Koutoubia e i giardini

Il minareto della Koutoubia risale al XI secolo, nel suo severo stile moresco, è alto 70 m ed è l’antenato della Giralda si Siviglia e della Tou Hassan di Rabat. Sulla cima del minareto possiamo vedere tre enormi palle dorate, gli originali in oro si dice che siano state donate dalla moglie di un sultano, devastata dai sensi di colpa per essersi concessa uno spuntino durante il Ramadam.

Lo spazio della moschea è precluso ai non musulmani, tuttavia aggirando l’edificio sacro possiamo accedere ai giardini, tra fedeli che si lavano i piedi e uomini che dormono all’ombra del tetto della moschea ci troviamo davanti a una verde distesa di aranci e aiuole curate, ordinate.

Lì accanto possiamo vedere degli scavi che confermano una leggenda in cui si racconta che gli almohadi rimasero molto turbati dallo scoprire che i loro predecessori avevano costruito una moschea non allineata con la Mecca. La Koutoubia fu quindi distrutta e ricostruita.

Il canto del muezzin

Cinque volte al giorno la voce del muezzin si innalza dal minareto e chiama  i fedeli nelle quattro direzioni cardinali, così che nessuno possa dire di non aver udito il richiamo alla salah (le 5 preghiere giornaliere, appunto). Il muezzin della Koutoubia si dice che debba essere il più bravo fra tutti, egli infatti scandisce lentamente ogni sillaba della sura, recitandola come se fosse una melodia.

Respirare l’aria fresca dei giardini e ascoltare la preghiera del muezzin è un’esperienza che mi ha colpito.

Il Thé à la menthe (té alla menta)

tè marocchino
Dopo aver ammirato la Koutoubia mi riposo al Les Terrasses de l’Alhambra, un Caffè affacciato sulla piazza che serve un’ottimo tè alla menta. Questa bevanda viene consumata a ettolitri ogni giorno, in qualunque ora, in qualunque posto (anche i mendicanti e gli straccioni hanno la loro personale teiera). I Bèrberi dell’Atlante, i fondatori della città, avevano l’usanza di preparare questo atay deeyal naanaa con menta fresca e tè verde in elegantissime teiere d’argento. La procedura per fare un buon tè è molto lunga, purtroppo ai turisti viene servito un surrogato di questa bevanda, che è zuccheratissima e molto rinfrescante.
Il vero tè alla menta ha bisogno di tempo e pazienza per essere preparato, bisogna sciacquare il primo infuso di solo tè verde, lasciare a mollo la menta, versarlo nella tazza e poi riversarlo nella teiera, zuccherarlo abbondantemente. Il thé à la menthe viene poi versato in delicati bicchierini di vetro da molto in alto, con un movimento elegante che crea una bella schiuma nel bicchiere.

La schiuma è indicatore di buona qualità. I Berberi versavano così il tè perché essendo pastori abitavano all’aperto tra gli animali e le mosche erano un vero tedio: se gli insetti finivano nel tè almeno la schiuma evitava che esse affondassero nel liquido ed era facile poi levarle. Furbi eh?

L’usanza di versare il tè in questo modo è quindi rimasta.

Se volete bere vero tè basta richiedere esplicitamente al cameriere di servirvi ”Il vero tè, e non quello dei turisti” e lui capirà di cosa parlate ( e per carità, non chiedete il ”Whisky Marocain”, anche se strapperete un sorriso al cameriere vi porterà una brodaglia che ha poco a che fare il vero tè).

Maison-de-la-Photographie-Marrakech-Medina2

Le fotografie del passato marocchino: Maison de la Photographie

Nella Maison de la Photographie, su Rue de Bab Debbagh, potete fare viaggio in Marocco senza spostarvi più di tanto, non solo attraversandolo geograficamente ma anche temporalmente.

In questo grazioso Riad viene ospitata una ricca collezione di scatti d’arte di Marrakshi Hamid Mergani e Patrick Menac’h realizzati tra il 1870 e il 1960. La cosa che più ho apprezzato della Maison de la Photographie è stata tuttavia la graziosa terrazza. Ho assaggiato un’ottimo tajine di pollo per soli 35Dh (3,50 euro ca.)  godendomi il panorama su tutta Marrakech.

Anche per oggi la seconda parte delmio  viaggio in Marocco si interrompe. Riprenderemo nel prossimo articolo, in cui ci inoltriamo tra i bellissimi palazzi di Marrakech.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
Pubblicato da:
Tempo stimato di lettura: 4 minutes, 33 seconds
Scrivi la tua opinione
  • Leggi qui

Eccetto dove diversamente indicato, i contenuti di Studionews24 sono rilasciati sotto Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License. Tutti i contenuti di Studionews24 possono quindi essere utilizzati a patto di citare sempre studionews24.com come fonte ed inserire un link o un collegamento visibile a www.studionews24.com oppure alla pagina dell'articolo. In nessun caso i contenuti di Studionews24.com possono essere utilizzati per scopi commerciali. Eventuali permessi ulteriori relativi all'utilizzo dei contenuti pubblicati possono essere richiesti a info@studionews24.com.