Martedi, 17 ottobre 2017 - ORE:20:51

Prostituzione, tra schiave del sesso ed escort

Prostituzione

Prostituzione
Le anime del sesso a pagamento vanno dalle schiave, costrette a prostituirsi, alle cosiddette “sex workers”, quali escort e accompagnatrici di lusso, che esercitano questo “lavoro” in totale autonomia e consapevolezza. Le cosiddette escort operano per puro piacere, per mantenere un tenore di vita alto, che con un lavoro normale non potrebbero permettersi, per pagarsi gli studi o per mantenere la propria famiglia sul lastrico.

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Il mercato della prostituzione si stanzia tra costrizione e libera scelta, tra inganno e consapevolezza, tra miseria e benessere, ed investe circa 42 milioni di donne nel mondo a vendere il proprio corpo in cambio di denaro.

La schiavitù nel mondo del sesso

Perché si parla di “schiave” del sesso? Per il semplice fatto che si mettono in atto meccanismi simili allo storico commercio di schiavi africani negli Usa. Un fenomeno aberrante e violento che, ancora oggi, esiste. In Italia il numero di prostitute che si vendono in cambio di denaro sono circa 70mila, per 9milioni di clienti, con un giro di affari di milioni e milioni di euro. Le vittime della tratta sono tra le 19mila e le 26mila, imbarcate dai Paesi dell’Est Europa, come Albania, Romania e Moldavia. Seguono Nigeria, Cina e Brasile. Dietro le schiave del sesso c’è sempre uno sfruttatore oppure organizzazioni criminali, clandestine o mafiose.

I punti caldi della tratta delle ”schiave del sesso”

Pare che Mosca sia il punto di incontro per i vari mercati della tratta. Un vero e proprio “teatro degli orrori” dove si intrecciano tutte le strade della prostituzione dirette verso l’Europa occidentale con provenienza dall’Asia orientale, dal Medio Oriente e dall’Europa orientale. Dietro a tutto ciò ci sono moltissime criminalità organizzate russe, spesso di stampo mafioso, in possesso di ingenti capitali, che si occupano di “spedire “ le donne provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica. Promettono loro un lavoro in Italia, le caricano di belle speranze, ingannandole, perché finiscono per fare le prostitute. La criminalità romena invece opera in collaborazione con gruppi albanesi e ucraini.

Il traffico delle donne nordafricane, provenienti da Marocco, Algeria e Tunisia, è un altro fenomeno molto cruento: prima che sbarchino in terra occidentale, queste vengono sfruttate sessualmente, minacciate in cambio di denaro dai loro aguzzini, per continuare il tragitto.

Tutte queste organizzazioni criminali, responsabili delle tratte a scopo prostituzionale , hanno come fine ultimo investire i capitali ricevuti dal lavoro delle schiave del sesso nella droga pesante e nelle armi, per far sì che il proprio capitale aumenti in maniera esponenziale.

Organizzazioni e assistenza alle vittime del marciapiede

Come combattere il mercato illegale del sesso? Premettendo che la legislatura italiana non è mai riuscita ad emanare disposizioni in grado di tutelare le vittime della tratta e di riconoscere invece alle prostitute volontarie la pratica del proprio “mestiere” con diritti e garanzie, bisogna però dire che non riguarda solo casa nostra. Infatti nella maggior parte dei paesi del mondo scarseggiano le legislazioni adeguate contro lo sfruttamento sessuale, e vengono meno le messe a disposizione per la prevenzione e il contrasto di questo sistema primitivo che è la prostituzione.

Esistono  organizzazioni che si battono per aiutare le “vittime del marciapiede”, con programmi di recupero e di tutela. Questo contribuisce a fare luce su tale fenomeno, a non tacere di fronte al degrado morale che, ancora oggi, persiste. Queste povere ragazze costrette a vendersi per soldi sono state private dei propri diritti umani. Pertanto i Paesi dovrebbero emanare normative efficienti il più presto possibile. Un aspetto positivo che profuma di speranza è che Italia, Spagna, Romania, Francia e Germania, dove si registrano i più alti tassi di prostitute, dispongono di servizi territoriali molto efficienti nell’intercettare e stoppare i vari assoggettamenti schiavistici, grazie a norme di protezione sociale.



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