Venerdi, 22 settembre 2017 - ORE:17:13

Indonesia: Scrive su facebook “Dio non esiste”, arrestato


Siamo a Padang, una località dell’Indonesia: Oggi è stato arrestato un impiegato colpevole di aver scritto su facebook una frase considerata blasfema: “Dio non esiste.” Al momento quest’uomo dopo l’arresto rischia fino a 5 anni di carcere, in virtù delle leggi sulla blasfemia vigenti in quel paese. Si chiama Alexander Aan, ha 31 anni e forse non si rende ancora conto di come puo’ aver rovinato la sua vita una semplice frase scritta su un social network. L’accusa precisamente rivela che l’uomo avrebbe infranto la legge, cercando di diffondere attraverso un famoso canale di social network idee che violano  ogni legge morale indonesiana;

oltretutto lo si accusa pure di aver dichiarato del falso nella domanda di lavoro, fingendosi musulmano. I suoi commenti hanno scatenato una forte critica e tanta indignazione nella provincia occidentale di Sumatra, e l’uomo è stato assalito dalla folla mentre andava al lavoro. Si sospetta addirittura che la folla volesse linciarlo. Ma perchè tutto questo scalpore? Ve lo spiego subito: L’Indonesia, un Paese di 240 milioni di abitanti a predominanza musulmana, riconosce il diritto a praticare cinque altre religioni, ma l’ateismo viene considerato come una pratica illegale a tutti gli effetti.

Ora quello che una persona normale, adulta e vaccinata si chiede, è se sia possibile non poter esprimere le proprie convinzioni in merito ad una qualsiasi condizione religiosa. Quest’uomo lo si puo’ criticare sulla forma di comunicazione attraverso il quale ha diffuso tale messaggio, ma in quale stato alle soglie del 2012 si permette che una persona venga addirittura arrestatata con accuse pesantissime di oltraggio alle legge nazionale per aver espresso un semplice punto di vista? Questa reazione ci fa capire come quanto le culture locali e lontane in termini geografici possano differire radicalmente dal modello occidentale o americano.

Non ci deve neanche stupire troppo che questa notizia abbia ottenuto molto risalto, poichè tutti gli stati civilizzati che rispettano la dichiarazione dei diritti dell’uomo non accettano questo tipo di azioni disciplinari. Considerare giusto o sbagliato il pensiero di una persona in base alla bontà del vigente sistema giuridico, non puo’ portare a conclusioni certe e veritiere. Quello che ci dobbiamo semmai chiedere, è perchè Alexander Aan abbia fatto queste dichiarazioni pubbliche, pur sapendo quello che poteva comportare a livello legale e penale.

In conclusione ogni persona è vittima in un certo senso del sistema giuridico nel quale è costretto a conformarsi; bisogna seguire delle regole, anche quando crediamo che non sia propriamente la scelta giusta. E’ un dilemma dell’uomo raggiungere il modello politico e sociale perfetto, ma chissà se la perfezione esiste?



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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