Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:09:07

India: confermato fermo ai due marò. Proteste anti-italiane nel Kerala


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Non potevamo aspettarci una reazione peggiore. Dopo l’assassinio di due pescatori a largo dalle coste indiane, i due marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie, dovranno scontare tre giorni di fermo  nella città di Kollan, dove nel pomeriggio i due militari erano stati portati dinanzi al giudice. Secondo i marò sotto accusa, la morte dei due indiani è frutto di un equivoco, dal momento che il peschereccio era stato scambiato per un’imbarcazione pirata e il presunto abbordaggio avrebbe obbligato i militari a sparare.

La Farnesina ha fatto subito presente che la petroliera battente bandiera tricolore si trovava in acque internazionali al momento dell’accaduto e quindi la giurisdizione è di pertinenza italiana. Sui militari pesa l’accusa di omicidio che secondo il codice penale indiano può essere punibile con la morte o con l’ergastolo. La difesa ha fatto già ricorso per “eccezione di giurisdizione” all’Alta Corte del Kerala, dove tra l’altro il giudice ha previso 14 giorni di possibile estensione del procedimento (a causa di una festività contingente) e quindi valuterà la possibilità di incarcerare i due indiziati.

La questione è grave secondo le autorità indiane. La denuncia dei pescatori afferma che la sparatoria sia avvenuta a pochi metri dalla costa e non certo in acque internazionali. Per tutta risposta il ministro della Giustizia Paola Severino ha oggi commentato: “Tutto quello che viene detto  è basato su idee, ma la prova sullo svolgimento dei fatti, versioni che sono totalmente contrapposte tra le due parti, ancora non c’è stata”. “La posizione del governo – ha rivelato – è molto ferma sulla carenza di giurisdizione indiana. I rilevamenti satellitari provano che la nave era in acque internazionali e la giurisdizione è nostra”.

Per i nuovi regolamenti relativi ai trasporti marittimi è previsto che navi come la petroliera Enrica Lexie siano scortate o difese da forze militari proprio per scongiurare la minaccia dei pirati oramai sempre più grave per quelle tratte. il ministro indiano della navigazione, G.K.Vasan ha però dichiarato che: “Le nostre acque territoriali non sono infestate dai pirati. Quindi è un crimine imperdonabile uccidere dei pescatori innocenti pensando che siano pirati“.

Giulio Terzi, nostro ministro degli Esteri ha fortemente condannato la condotta delle autorità indiane. “Allo stato delle cose ci sono considerevoli divergenze di carattere giuridico” ha osservato dopo il vertice dei ministri degli Esteri del Mediterraneo Occidentale a Villa Madama “e non credo si sia sviluppata quella collaborazione tra lo Stato federale indiano e lo Stato italiano che sarebbe invece veramente auspicabile e consentirebbe una via d’uscita in tempi rapidi”.

Tensioni che non solo ci vedono in cattiva luce, ma ci lasciano anche intendere ben poca considerazione da parte di un paese come l’India . A fronte di ciò, sono ultime le notizie che riferiscono dati sorprendenti relativi al modo ingannevole con cui la petroliera è stata attirata in porto. Le autorità locali avrebbero infatti chiesto al comandante se avesse subito un tentativo di abbordaggio e, alla risposta affermativa, lo avrebbero invitato ad entrare in porto per fare il riconoscimento di un peschereccio con delle armi a bordo. In realtà, non c’era alcun riconoscimento da effettuare: l’obiettivo era solo di non far allontanare la nave con a bordo i presunti responsabili dell’uccisione dei due pescatori.

Oltre a questo a Kerala un gruppo di centinaia di persone si sono riunite di fronte al tribunale per una manifestazione chiaramente anti-italiana, promossa a quanto pare da “tutti i partiti”. Terzi ha per questo anche affermato che “nello stato indiano del Kerala sono in corso elezioni politiche ed amministrative che rischiano di poter avere qualche influenza sull’indagine e sulle autorità giudicanti”.



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