Lunedi, 18 dicembre 2017 - ORE:04:26

Fukushima: 3 anni dopo il grande disastro nucleare

disastro nucleare

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Ricorre in questi giorni l’anniversario del disastro nucleare

Il Giappone ricorda proprio in questi giorni due dei peggiori disastri della sua storia. Nella notte fra il 9 e il 10 marzo 1945, infatti, 334 B-29 in forza all’esercito degli Stati Uniti bombardarono Tokyo causando, secondo le stime dell’ Ufficio di Storia giapponese, ben 72.489 vittime in un paio d’ore. I danni e le vittime provocati furono i più alti mai realizzati fino ad allora in una singola azione: vennero distrutti circa 41 km² della città.

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Ma l’11 marzo ricorre anche il terzo anniversario del disastro ambientale di Fukushima Dai-ichi, che nel 2011, a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku – il peggiore evento sismico mai registrato in Giappone (magnitudo 9.0) che finì per provocare anche un’onda anomala di 11 metri – arrecò enormi danni ai reattori dell’omonima centrale nucleare, causando l’emissione di grandi quantità di elementi radioattivi nell’aria, nel terreno e nelle acque. Si stimano 16mile le vittime, migliaia le persone ferite e gli edifici danneggiati.
Anche se nessuno ha perso la vita a causa delle radiazioni, le ripercussioni sono state e continuano ad essere pesanti.

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I costi di Fukushima

Il rilascio di cesio nell’ambiente ha costretto circa 200mila persone ad abbandonare le proprie case senza potervi fare ritorno, inoltre la carente gestione dell’emergenza e i conseguenti danni economici e sociali hanno causato circa 1.600 tra decessi e suicidi.
A complicare le operazioni di messa in sicurezza della centrale vi sono le continue perdite di acqua, proveniente sia da perdite nei serbatoi, sia da contaminazione nel terreno. In Nord America, i ricercatori dell’Istituto di Oceanografia di Bedford (British Columbia) continuano a tracciare il materiale radioattivo disperso nel Pacifico, che ammonta a 20mila miliardi di Bq.
“Sono passati tre anni da quel disastro che ha portato via molte vite, con ancora tantissime persone in difficoltà”, ha detto oggi l’imperatore in un breve intervento in diretta tv, “Esprimo il mio profondo cordoglio e credo sia importante che il popolo giapponese sia unito per non far perdere la speranza”. E’ intervenuto sulla questione anche il Primo Ministro Shinzo Abe: “Sono determinato ad accelerare la ricostruzione”, ha dichiarato in Parlamento, “la riabilitazione del Giappone non avanzerà senza che le regioni devastate siano rimesse in piedi”.

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Il Giappone è ‘No Nukes’

E proprio il Primo Ministro giapponese è in questi giorni al centro di un’accesa polemica sull’energia nucleare, di cui è uno dei più ferventi sostenitori. Il premier conservatore, infatti, è intenzionato a riavviare i reattori fermati nel dopo fukuFukushima, almeno quella parte dei 48 attualmente esistenti che avranno superato i test “rafforzati” sulla sicurezza. Una mossa per contenere le importazioni di petrolio e gas che danneggiano la terza economia del pianeta.
Questa posizione ha suscitato dure reazioni da parte della popolazione giapponese, che si è organizzata nel movimento “Sayonara Genpatsu” (Addio alle centrali e al nucleare) fra i cui promotori figurano il Nobel per la Letteratura Kenzaburo Oe e Ryuichi Sakamoto, attore e compositore, vincitore dell’Oscar con ‘L’ultimo imperatore’. Proprio per commemorare il terzo anniversario della catastrofe, in tutto il Paese sono sorte manifestazioni e proteste, la principale delle quali si è svolta nei giorni scorsi a Tokyo, nel parco di Hibiya, per quello che è stato definito il ‘No Nukes Day’. Sfilando in un lungo corteo che ha finito il suo percorso alla Kantei, ufficio del Primo Ministro, in migliaia, tra singolari travestimenti, slogan e tante bandiere “Sayonara Nucleare”, hanno chiesto che “Fukushima non si ripeta ancora”, mettendo in discussione ciò che il governo ha dichiarato sulla presunta sicurezza del nucleare. E’ molto recente il resoconto degli esperti della Atomic Energy Society of Japan sulle cause del disastro: “Le funzioni di sicurezza non furono particolarmente danneggiate dal terremoto (prima che lo tsunami colpisse la struttura). La causa diretta dell’incidente furono le misure insufficienti per affrontare tsunami, incidenti gravi ed emergenze”.

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I figli del Giappone combattono un nemico invisibile

E in molti ancora ne pagano il prezzo, come i tanti bambini fotografati in questi giorni dal Washington Post, che non sanno quasi cosa significhi giocare all’aperto. Come evidenziato del reportage, la mancanza di attività all’aria aperta ha effetti negativi su questi bambini, sia a livello fisico che mentale, particolarmente evidente se paragonato ai livelli precedenti il disastro. Non solo. Gli esperti dicono che per sviluppare un cancro alla tiroide ci vogliono diversi anni, ma i bambini di Fukushima ne sono affetti in numero ben più alto della media nazionale. E’ allarmante il fatto che fra settembre e febbraio i casi confermati fra i minori di 18 anni sono passati da 59 a 75. Finora sono stati controllati 254mila minori su 375mila. Comunque gli stessi esperti dicono che potrebbe essere dovuto al fatto che qui i bambini sono costantemente testati, e forse, se l’intera popolazione giapponese fosse esaminata così di frequente, si avrebbero gli stessi risultati.

L’emergenza non è finita

Nonostante l’ottimismo del governo, gli esperti hanno affermato che ci vorranno decenni prima che vi sia un decommissariamento degli impianti; non dimentichiamo che la crisi di Fukushima ha rappresentato il più grande disastro nucleare della storia, secondo solo a Chernobyl.



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