Lunedi, 23 gennaio 2017 - ORE:11:51

Ecco come muore un eroe, Mikhail Beketov, giornalista investigativo


Mikhail Beketov

Lo avevano massacrato di botte, davanti alla sua casa di Khimki fuori Mosca, ed era sopravvissuto. Ma come ha detto una delle persone che da quel novembre 2008 gli è rimasta vicino, l’attivista Evghenija Chirikova, in qualche modo quel giorno riuscirono davvero a uccidere Mikhail Beketov, giornalista investigativo. “Per tutti questi anni – ha detto Evghenija – ha continuato a morire”.

Dopo avergli conferito un premio e promesso un’inchiesta, un anno fa, Vladimir Putin ha offerto alla famiglia le sue condoglianze: dopo più di quattro anni, le indagini non hanno portato neppure a un nome. E intanto Mikhail Beketov è morto lunedì in ospedale, probabilmente è rimasto soffocato mentre mangiava. Non sono riusciti a rianimarlo, forse anche a causa della trachea danneggiata. Dopo quell’attacco con spranghe di ferro, era rimasto parecchie settimane in coma, non aveva più il controllo della parola, gli avevano dovuto amputare la gamba destra e alcune dita.

Un giornalista zelante e coraggioso

“Prima”, era il direttore del giornale locale di Khimki, la Khimkinskaja Pravda, e si occupava delle questioni più controverse che non mancano in questa città satellite, palazzoni e centri commerciali a non finire lungo la strada, imbottita di traffico, che collega la capitale all’aeroporto di Sheremetevo. Gli articoli che avevano attirato su di lui l’ira del sindaco dell’epoca, Vladimir Strelchenko, erano quelli in cui Beketov attaccava l’ampliamento dell’autostrada Mosca-Pietroburgo – la prima a pedaggio in Russia – che avrebbe rovinato la foresta di Khimki, e accusava l’amministrazione locale di corruzione.

Un uomo che consegna la sua morte alla storia del giornalismo

Per questo, anche se ormai il suo avversario era ridotto su una sedia a rotelle, Strelchenko sporse denuncia contro Beketov per diffamazione: la vittima, che prima dell’aggressione aveva ricevuto delle intimidazioni, aveva puntato il dito contro il sindaco. Ma fu quest’ultimo a vincere la causa, nel 2010, anche se dopo un mese il giornalista venne scagionato e il reato – all’epoca era presidente Dmitrij Medvedev – depenalizzato. Per poco tempo, perché con il ritorno di Putin al Cremlino la diffamazione è rientrata nel Codice penale. E intanto, a Beketov hanno negato perfino di essere seppellito nella sua città: al cimitero locale, hanno detto alla famiglia, non c’è posto.



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