Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:15:44

Dilaga il femminicidio: il caso di Ciudad Juárez


Ciudad Juárez

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Ciudad Juárez, città dello stato messicano del Chihuahua, è la città che detiene il primato riguardo ai femminicidi, ossia tutto quegli omicidi che riguardano il sesso femminile in quanto tale. Questa si trova in una posizione strategica per numerose attività illegali, essendo collocata sulla riva del Rio Bravo, fiume che segna il confine tra Messico e Stati Uniti d’America. Juárez costituisce un crocevia di migrazioni e soste, ulteriormente fomentate dalla grande presenza delle maquilas, fabbriche a basso costo piazzate nel territorio messicano dai colossi industriali americani e canadesi.

Il tema dello sfruttamento femminile

Sono fabbriche il cui scopo è l’abbattimento dei costi, ovviamente tutto ottenuto a discapito dei lavoratori ma soprattutto delle lavoratrici: nell’industria maquiladora vengono infatti sfruttate migliaia di giovani donne, che lavorano per cifre esigue spesso producendo prodotti di tecnologia avanzata. Inoltre, è bene notare che molte tra le vittime dei numerosi femminicidi sono operaie delle maquilas, sequestrate durante il tragitto che avrebbe dovuto condurle in fabbrica. La maggior parte dei migranti giungono a Ciudad Juárez come luogo di passaggio, con la speranza di raggiungere gli USA, ma vi rimangono trovando lavoro nelle fabbriche succitate.

Povertà e criminalità

La povertà della popolazione ben si sposa con la preponderante presenza del narcotraffico, strettamente interconnesso alla politica e alle stesse forze dell’ordine (e alla corruzione che le contraddistingue), che esulano dal garantire la sicurezza agli strati più bassi della popolazione di Juárez. Su tale territorio sono tra l’altro presenti numerosissime bande di criminali che agiscono spalleggiate dalla totale inefficienza della polizia e dei funzionari. La popolazione dunque convive con la criminalità e con l’estrema violenza: cinquecentomila individui (la metà degli abitanti, circa) vivono in povertà, patendo la mancanza di infrastrutture e di servizi, il tasso impressionante di inquinamento, la carenza d’acqua e l’elevata segregazione socio-culturale.

Ciudad Juárez: La città della violenza

A tali condizioni precarie in cui la popolazione di Ciudad Juárez vessa, si aggiunge l’esistenza di una vera e propria ‘cultura della violenza’: nelle statistiche, l’agglomerato urbano in questione compare non di rado tra le città più pericolose non solo del Messico ma del mondo intero. È indubbio che la regione registri un altissimo tasso di criminalità (costituito dal narcotraffico e criminalità organizzata in primis) ed il primato mondiale degli omicidi, tra cui spiccano quelli a sfondo misogino-sessuale.

Lo slogan delle madri

Ni una mas’ è un noto slogan che in maniera diretta e concisa esprime la richiesta di molte, troppe madri che chiedono che nessun’altra ragazza venga uccisa. Soltanto nel 1995 sono stati documentati a Ciudad Juárez quasi millecinquecento crimini sessuali, per la maggior parte stupri, cifre che aumentano nel corso degli anni a venire. È da notare che i crimini di genere sono sempre stati presenti nella città di frontiera, ma è dal 1993 che questi sono stati individuati e sembrano assumere carattere seriale: è altissimo il numero di donne e bambine desaparecidos, ed altrettanto alto è il numero di corpi ritrovato nelle aree semidesertiche, nelle discariche a cielo aperto e nei campi che circondano l’agglomerato.

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justicia-juarezMa la legge in tutto questo?

Ad oggi il tasso di impunità nella città di Juárez è di circa il 100%! Molte sono infatti le teorie riguardo l’impressionante numero di femminicidi, ma pochi o nulli i risultati della polizia, dei federali e dei funzionari politici; le ipotesi maggiormente documentate dalle fonti riguardano l’azione composita del narcotraffico e della polizia (che in alcuni casi ‘coprirebbe’ i colpevoli, in altri collaborerebbe attivamente alle uccisioni). Altri parlano invece di uno o più serial killer che agiscono sul territorio, di riti di iniziazione alla gang particolarmente violenti, di ‘sacrifici’ atti a simboleggiare il proprio potere sul luogo, di traffico d’organi, di necrofilia, di narco-satanismo e di produzione di snuff movies.

Anche l’Occidente non scherza

Sempre più spesso oggigiorno si sente parlare di ‘femminicidio’, fenomeno in cui anche i paesi occidentali sono certamente coinvolti. Basti pensare alla classifica, diffusa dal World Economic Forum, riguardante le differenze tra i generi nei diversi ambiti. Questa classifica vede, a titolo esemplare, l’Italia all’80esimo posto, non solo dopo i paesi del Nord Europa, che occupano il top della classifica, ma anche dopo molti paesi in via di sviluppo. Il problema della violenza contro le donne non è dunque una prerogativa dei paesi che vessano in condizioni di povertà, piuttosto esso è frutto di svariati elementi presenti in misura variabile in ogni società.

Ciudad Juárez è l’esempio di una società i cui elementi permettono non solo l’esistenza di una forte ideologia misogina, ma anche la persistenza di una cultura della violenza che riguarda l’intera popolazione.



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