Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:17:40

Condannata all’ergastolo l’orca femmina Morgan

orca femmina morgan

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L’orca femmina Morgan è stata condannata, senza alcuna colpa, senza alcun processo

È una sensazione piacevole, quella che si prova da bambini quando si viene portati per la prima volta in un parco acquatico. Tutto sembra così…felice.
Le vasche con gli animali pronti ad esibirsi, delfini, foche, orche,tutti sembrano spensierati agli occhi di ignari spettatori al cui cospetto quegli animali sembrano quasi felici; “devono avere proprio un bel rapporto con il loro istruttore, guarda! Sembra siano amici!”. Mai prima impressione fu più sbagliata. È questo il più grande inganno a cui siamo sottoposti da parte del mondo del business dell’intrattenimento, perché dietro quella patina dorata si nasconde un mondo di crudele cattività e allenamenti duri e innaturali.

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Gli animali nei cosiddetti delfinari vivono una convivenza forzata, talvolta esemplari di sesso diverso e di età non compatibili si trovano a condividere la vasca per mesi e mesi, con conseguenze disastrose per i più deboli, che molte volte si trovano a subire le angherie dei più forti oltre a dover sopportare ore ed ore di estenuante allenamento. Questa triste realtà è ormai nel mirino di associazioni animaliste e non da tanto tempo, ma ultimamente si è sentito spesso parlare di uno di questi parchi per altri motivi, non per questo meno importante; stiamo parlando del Loro Parque di Tenerife (isole Canarie) dove da qualche giorno è stata ufficializzata la condanna all’ergastolo dell’orca femmina Morgan, piccola la cui storia sta commuovendo il mondo. Ma bisogna rimontare alle origini della sua disavventura per capire a fondo la sua tragedia.

orche

Siamo nel 2010: Morgan viene avvistata al largo delle coste olandesi nord-occidentali da alcune imbarcazioni. È debole, denutrita e presenta alcuni problemi fisici che l’hanno portata ad avvicinarsi alla costa chiedendo aiuto, letteralmente: Morgan sentiva di aver bisogno di essere aiutata. Dopo un periodo passato in cura in Olanda, i biologi riconoscono che abbia bisogno di un periodo di convalescenza più lungo e necessitano di una struttura che possa offrirle riparo mentre si rimette in sesto, per poi essere liberata in mare aperto. Si fa avanti a questo punto il già nominato Loro Parque, che compra l’animale e lo porta via.

Qui ha inizio il calvario della povera orca Morgan, la quale viene costretta a dividere la vasca con altri esemplari d’orca, maschi e più forti, che non fanno altro che tormentare la piccola Morgan, tentando di accoppiarsi con lei o ferendola (i biologi, studiosi esperti, si presuppone sappiano i cicli di accoppiamento delle orche e a che età queste possano essere messe in contatto con esemplari dell’altro sesso, ma sembrano non averne tenuto conto). Insomma per quelli che pensavano che il bullissimo fosse una piaga solo dei licei e dei ragazzini impacciati: vi sbagliavate di grosso.

orca

Morgan è risultata stressata e nervosa. Mangia poco ed è arrivata a staccare a morsi interi pezzi di intonaco della vasca in cui si trova. Soffre questa situazione, sa che non era suo destino trovarsi in un parco acquatico, dove viene costretta ad allenarsi e a prendere parte allo spettacolo (cosa non prevista).
Il colpo di grazia però, è arrivato pochi giorni fa, quando i vari comitati ambientalisti (tra cui il più attivo sul campo, nato proprio per la sua protezione, Free Morgan Foundation) sono stati raggiunti dalla notizia che l’alta corte dell’Aja ha respinto il ricorso portato alla sua attenzione dal network internazionale delle associazioni animaliste -tra cui era presente L’Ente Nazionale Protezione Animali Italiano. Morgan è condannata all’ergastolo, alla reclusione nella vasca del parco acquatico per tutta la vita, a quella vasca che doveva essere solo un ricovero temporaneo e che si è rivelata invece la sua cella.
Morgan non ha fatto nulla, ha solo chiesto aiuto. Ma non ci fermeremo qui, il comitato internazionale ha dichiarato che “Morgan non deve essere lasciata sola”, e naturalmente è benvenuto l’aiuto di tutti, perché anche la più piccola goccia può cambiare il mare; anche solo leggendo e divulgando la sua storia, smettendo di frequentare questi parchi, possiamo fare qualcosa.

Per informazioni è possibile seguire e consultare anche la pagina dell’ENPA.



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