Domenica, 22 gennaio 2017 - ORE:07:03

Conclave: il mondo aspetta il nuovo Papa


Conclave

Un Conclave in anticipo

Il Motu Proprio ha quindi permesso di anticipare l’apertura dei lavori rispetto ai quindici giorni previsti dalla regola risalente al 1274, anno in cui il conclave fu istituito ufficialmente da Papa Gregorio X, eletto dopo la più lunga Vacanza della storia, durata ben tre anni.

I precedenti Conclavi

Nel 1268, alla morte di Papa Clemente IV, i cardinali si riunirono a Viterbo – allora sede papale- dove una volta al giorno si incontravano nella Cattedrale di San Lorenzo per discutere sul nome del successore, dopodiché ognuno ritornava alle rispettive occupazioni: ma complici le pressioni dei poteri esterni e le accanite suddivisioni interne, non si arrivava mai a una conclusione. Avanti così per due anni fino a quando il popolo viterbese, esasperato, decise di affrettare i tempi chiudendo a chiave tutti i cardinali nelle sale del Palazzo Papale (letteralmente: cum clave, da cui il termine attuale conclave). Finalmente, nel settembre del 1271 una Commissione di sei delegati si decise ad eleggere Tebaldo Visconti, un nobile piacentino che aveva solo ricevuto gli ordini minori. Ordinato sacerdote in fretta e furia ed incoronato Papa il mese stesso, come primo provvedimento convocò il Secondo Concilio di Lione, durante il quale venne istituito il conclave sul disegno preciso di quanto avevano fatto i viterbesi: assoluta segregazione e dopo cinque giorni solo “pane, acqua e vino” onde evitare di ripetere quanto avvenuto per la sua elezione.

All’insegna della massima sicurezza

Quello che si apre oggi si annuncia come un conclave super blindato: i cardinali verranno perquisiti e continuamente scortati dalla gendarmeria vaticana, una Gabbia di Faraday, in grado di annullare qualsiasi campo elettrostatico, è stata posta sull’intera Cappella Sistina e sugli alloggi del Santa Marta per disattivare ogni cimice, cellulare o apparecchio elettronico di sorta; prevista la scomunica immediata per chi provi a dare soffiate su ciò che si decide in conclave – in tempi di Vatileaks, non sia mai che Twitter bruci sul tempo il Protodiacono nel dare l’annuncio al mondo.

“Chi non se la sente in coscienza rinunci”

Centoquindici sedie di ciliegio attendono i porporati, due in meno del previsto viste le defezioni di Julius Riyardi, per motivi di salute, e quella più clamorosa di Keith O’Brien, obbligato a rinunciare al conclave – e caldamente invitato a dimettersi- dopo le accuse di pedofilia. Per quanto riguarda i prelati coinvolti non direttamente, ma accusati di aver coperto o insabbiato casi simili nelle loro diocesi (qui l’elenco si allunga: dal belga Dannels, all’australiano Pell, all’irlandese Brady e Mahony, Los Angeles) il paragrafo 40 del Motu Proprio dice chiaramente che nessun cardinale è tenuto a giustificare la propria decisione di non partecipare: come a dire, chi non se la sente in coscienza rinunci.

Una scelta che sottolinea la volontà di trasparenza del Papa Emerito – questo il nome destinato d’ora in poi a Joseph Ratzinger – accompagnata anche dalla decisione di togliere il segreto sul rapporto stilato da Herranz, Tomko e De Giorgi, la Commissione che ha condotto un’inchiesta interna dopo lo scandalo Vatileaks: tutti i cardinali potranno conoscerne il contenuto per una scelta “senza lati oscuri” , come ha commentato il francese Tauran.

Lo scontro tra riformatori e Curia Romana

Sotto la Volta della Sistina, intanto, si contrappongono i ‘riformatori’, perlopiù stranieri, che ritengono sia arrivato il momento per un cambiamento radicale nella Chiesa, e la Curia romana, che invece cerca di resistere al cambiamento. Per i riformatori, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola è fra quelli che entrerebbero in Sistina con l’abito già imbiancato: può contare su una quarantina di voti provenienti dalla Mitteleuropa (primo fra tutti, il primate di Vienna Cristoph Schonborn) e dagli Stati Uniti. Dalla parte opposta Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo e membro della Commissione di Vigilanza Ior, ha il sostegno dell’insospettabile alleanza fra Tarcisio Bertone e il decano Angelo Sodano: l’idea è che se uno straniero sedesse sul soglio di Pietro, la Segretaria di Stato passerebbe nelle mani di un italiano.

erdo

tagleUn Papa che faccia da ponte tra Africa ed Asia

Tutto dipenderà da come questi schieramenti si confronteranno: in caso di stallo, se non si arrivasse ai fatidici settantasette voti (i due terzi del totale, come previsto dai tempi del III Concilio Lateranense) potrebbero emergere degli ‘outsiders’, uomini nuovi, a metà fra i due blocchi: come l’ungherese Erdo, il ‘giovane’ filippino Tagle, classe 1957, Arcivescovo di Manila, oppure ancora Turkson, relatore del Sinodo per l’Africa o Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa, Honduras. Sono in tanti a caldeggiare per un Papa che provenga dal Sud del mondo, che faccia da ‘ponte’ con l’Africa, l’Asia, o l’America Latina: del resto è qui che si sviluppa il cuore pulsante del cattolicesimo, il Vecchio Continente ormai conta meno di un terzo dei fedeli.

oullet

dollanUn Papa nordamericano

Cade anche l’ultimo tabù di un Papa nordamericano, con il canadese Ouellet e Timothy Dolan e Sean O’Malley, rispettivamente arcivescovi di New York e Boston, sostenuti dai riformatori. Una regola non scritta infatti voleva che non si concentrasse troppo potere nelle mani di un solo stato, che già teneva le fila dell’economia e della politica mondiale: ma erano i tempi della guerra fredda, adesso il loro pacchetto-voti sarà determinante (essendo il secondo dopo quello italiano, che detiene 28 seggi) nonché imprevedibile: negli ultimi giorni infatti ci sono state tensioni con la curia di Roma, che ha rimproverato il modo dei prelati statunitensi di parlare alla stampa facendo concorrenza ai briefing ufficiali della Santa Sede. L’invito al silenzio è stato letto come una limitazione a un modo trasparente e aperto di comunicare con il mondo, che tanti fedeli invece chiedono.

L’elezione del nuovo Papa in attesa di una svolta positiva per la Chiesa

All’ombra del Giudizio Universale, i porporati sono chiamati a prendere una decisione epocale: i fedeli si aspettano una svolta dopo gli scandali che hanno segnato gli ultimi pontificati, chiedono a chi salirà sul soglio di Pietro un rinnovamento nelle strutture della Chiesa, un’opera di pulizia dalle ‘mele marce’ e più trasparenza, a partire dalla gestione delle finanze; infine, da più parti, di riaprire il dialogo intorno ai temi caldi della sessualità e del celibato, per esempio.

Dopo la messa pro eligendo pontefice, i cardinali entreranno nella Sistina in processione solenne e presteranno giuramento. Dal momento in cui il maestro delle celebrazioni intimerà ‘extra omnes’ il mondo resterà fuori, ad aspettare un nuovo Papa per una Chiesa nuova.



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