Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:21:39

Che fine hanno fatto le Pussy Riot

Pussy Riot

Pussy Riot

La corrispondenza tra l’esponente delle Pussy Riot e il filosofo Zizek

Quale è il punto in cui la tolleranza si trasforma in collaborazionismo, conformismo e complicità?
Questa domanda appartiene al carteggio avvenuto la primavera scorsa fra Nadezhda Tolokonnikova, membro del collettivo Pussy Riot che si batte contro le politche di Putin, e il filosofo sloveno Slavoj Zizek.

Nel corso di questa corrispondenza, pubblicata integralmente dal Guardian e dalla rivista MicroMega in Italia, l’esponente delle Pussy Riot e il filsofo discutono della tragica condizione in cui versano oggi  i membri del movimento. Zizek dice chiaramente che la situazione dei radicali è quella di esser ritenuti testardi, egoisti e fanatici, di portare avanti battaglie delle quali non importa niente a nessuno, eppure, nonostante vengano trattati con disprezzo, tutti sanno che quello che dicono è obiettivamente fondato e giusto ma tuttavia incondivisibile per come la società e i governi hanno impostato e continuano ad impostare il nostro modo di vivere. Un modo di vivere assoggettato alle pressioni e agli obbiettivi di un capitalismo sempre  più invasivo, che pretende di piegare tutto ad un ordine e ad una stabilità che solo apparentemente sembrano perfette, ma che, in realtà sono folli e staccate da qualsiasi regola logica e soprattutto umana.

L’obbiettivo della società attuale dovrebbe essere quello di predicare l’individualità di ciascuno, il mettere in mostra una creatività senza confini, lo sforzarsi di essere eccezionali, incredibili e dinamici.

Le Pussy Riot con la loro accorata “preghiera punk” cantata contro Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca hanno denunciato non solo la situazione del loro paese ma quella in cui sono sommerse tutte le nazioni “civilizzate” del mondo. Nella loro corsa al progresso alla scoperta e all’arricchimento accettano e mettono a tacere situazioni di schiavitù, oppressione e violazione dei diritti umani.

Tutti sanno ma fanno finta di non sapere, o ancora peggio fanno in modo che ogni cosa venga dimenticata

le pussy riot imprigionateCosì sta avvenendo alle le Pussy Riot, con la condanna a due anni di reclusione in una “colonia penale” decisa nell’agosto 2012, la Tolonikkova e un’altra esponente del collettivo Maria Alekhina sono stare riconosciute colpevoli di atti vandalici motivati dall’odio religioso. Le due hanno denunciato la loro situazione con appelli accorati sulle durissime condizioni di vita in carcere, scioperi della fame, tutto inutile, perché nessun paese e nessuna organizzazione, nemmeno l’Unione Europea si sono interessate all’argomento, l’unica cosa che si è verificata è stato il trasferimento di Nadezhda Tolonnikova in un luogo non ben specificato della Siberia dove continuare a scontare la sua pena e avviare, come hanno detto i delegati russi ai diritti umani, il percorso di “risocializzazione”. Quale risocializzazione? E’ possibile imporre modi di vita e ideali a chi vuole opporsi, a chi non si sente a suo agio in una determinata situazione?

Il boicottaggio delle Olimpiadi

Nel frattempo la donna è diventata il simbolo di tutti gli oppressi dal regime: “gay perseguitati in nome della lotta, ormai legale, contro la «propaganda» omosessuale, lavoratori immigrati sfruttati e brutalizzati, nei cantieri di Sotchi o altrove, persone criminalizzate per aver proferito «discorsi antireligiosi», vittime di disastri ambientali prodotti da lavori effettuati senza previo accordo della popolazione, membri dell’opposizione a cui si vuole mettere la museruola, Ong perseguitate” eppure tutti rimangono in silenzio, istituzioni, Onu, organizzazione internazionali, sembra che sia quasi più importante l’organizzazione delle prossime Olimpiadi invernali, che si terranno proprio a Sotchi nel 2014.

Negli ultimi giorni molti intellettuali europei si sono appellati ai propri governi, non solo per consigliare il boicottaggio di queste prossime olimpiadi (cosa che sembra quasi un dovere etico) ma soprattutto per interrompere l’atteggiamento di colpevole tolleranza che sta andando avanti ormai da parecchio tempo, e fare pressione al governo russo per rilasciare le oppositrici.

Insomma, un appello per  ricordare alla Russia di essere una repubblica costituzionale.



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