Benedetto XVI, i motivi dell’addio

benedetto XVI

La chiesa non è più la stessa

C’ha provato ma non è stato in grado di cambiare la Curia. Questa è la motivazione che ha portato Benedetto XVI alla decisione di dimettersi.

Non è riuscito a portare i cambiamenti sperati e, allora, è lui che cambia. L’ultimo e traumatico sacrificio di un pontefice e di un uomo che, in sostanza, è stato sconfitto da un sistema ritenuto troppo sporco di potere e autoreferenziale per essere riformato.

È come se Benedetto XVI avesse cercato di svincolare il papato e la Chiesa cattolica dall’obbligo di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto schiacciato.
È difficile non comprendere la sua scelta come il risultato di una lunga riflessione e di una lunga fatica.

Sostenere che si tratti di un gesto istintivo significherebbe andare contro a una figura destinata e entrare nella storia più per le sue dimissioni che per come ha azzardato a riformare il cattolicesimo. Sicuramente senza ottenere i risultati sperati ma, davvero, la decisione definitiva è arrivata domenica.

Papa Ratzinger ha assistito, con i suoi occhi, alla più feroce e forte crisi di un sistema di governo e di una forma di papato. Con questo gesto ha voluto lanciare un chiaro messaggio ai suoi fedeli: la Chiesa come istituzione è alla deriva.

Passata in pochissimo tempo da «maestra di vita» a «peccatrice»; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di «imputata globale», assalita e condotta nella condizione di “problema”.

Con questa consapevolezza, la rinuncia di Benedetto XVI appare molto più chiara.